STORIA DELLE APPARIZIONI DI MARIA SANTISSIMA
A SAN JUAN DIEGO

CON IL TITOLO DI NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE


Immagine di Maria Santissima impressa prodigiosamente sulla Tilma originale di San Juan Diego,
conservata nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico.

La Tilma, anche chiamata « Sindone di Maria Santissima » è l’Unica Immagine Soprannaturale conosciuta della Madre di Dio.


MARIA SANTISSIMA, NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE


Città del Messico, l'antica Tenochtitlán, capitale dell'Impero Azteco, ha quasi 1400 anni. La sua fondazione sul posto dove gli Aztechi trovarono l'aquila che divorava un serpente è rappresentata al centro della bandiera messicana verde, bianco e rosso. Gente d'ogni parte del mondo si reca in pellegrinaggio alla grande Basilica di Guadalupe a Città del Messico per contemplare, ammirare e venerare l'unica Immagine al mondo impressa miracolosamente su una ruvida tela, senza preparazione e senza alcuna traccia di pennellate.
Questa Immagine della Vergine Maria, la Madre di Gesù contiene un ricchissimo messaggio diretto in primo luogo a tutti i cattolici, e anche agli altri cristiani, secondo l'atteggiamento che ogni credente sceglie verso Maria, la Madre di Gesù. Questa Immagine di Maria è intronizzata nella pala dell'altare maggiore della Basilica di Guadalupe (1), così nitida e viva come quando all'improvviso rimase impressa sulla
« TILMA » (una specie di mantello usato dagli Aztechi di quel tempo) dell'azteco JUAN DIEGO, il 12 dicembre 1531.
La Vergine di Guadalupe apparve a Juan Diego quattro volte nell’anno 1531.
La prima volta fu il sabato 9 dicembre e l’ultima il martedì 12 dicembre.
In queste due date oggi ricorrono rispettivamente le feste di San Juan Diego e di Nostra Signora di Guadalupe.
Riassumiamo brevemente i fatti: nel dicembre 1531, molto di buon'ora, Juan Diego incontrò una Signora sulla collina che si erge dietro l'attuale Basilica.
Nel suo colloquio si presentò come LA VERGINE MARIA, MADRE DEL VERO DIO.
Gli raccomandò di recarsi dal Vescovo di Messico per chiedergli che in suo onore Le fosse innalzato un tempio in quel luogo. Nell'ultima Apparizione, il 12 dicembre 1531, la Santissima Vergine fece spuntare rose sulla cima rocciosa della collina del Tepeyac, come segno per il Vescovo. Juan Diego tagliò le rose e la Vergine Maria le depose nella « tilma », affinché egli le portasse al Vescovo. Juan Diego presentò queste rose al Vescovo come prova che la richiesta della Vergine era vera. Quando Juan Diego aprì la sua tilma dinanzi al Vescovo per consegnargli le rose, alla presenza del Vescovo e degli altri astanti, all'improvviso, l’Immagine della Vergine Maria rimase impressa sul mantello dell'azteco, come ancora oggi si può osservare nella Basilica. Nel 1962, negli occhi della Sacra Immagine furono scoperti i riflessi di tre persone. Dal 1977, artisti, fotografi e scienziati hanno studiato e analizzato questo meraviglioso dipinto. Questi esperimenti scientifici che confermano le scoperte, pongono fine a una annosa controversia: che l'immagine poteva essere stata dipinta da un famoso artista dell'epoca. Gli studi scientifici confermano la descrizione che si trova nel NICAN MOPOHUA, il racconto originale del Miracolo di Guadalupe, scritto da Antonio Valeriano, amico e contemporaneo di Juan Diego:
" Juan Diego aprì subito il suo bianco mantello e poiché teneva nel grembo i fiori, appena si sparsero al suolo tutte le differenti rose di Castiglia, si delineò su di esso e apparve improvvisamente la bellissima Immagine della sempre Vergine Santa Maria, Madre di Dio, quale sta e si vede oggi nel suo tempio del Tepeyac, col titolo di Guadalupe ".
Nel 1976 é stato solennemente inaugurato il nuovo grandioso TEMPIO DELLA MADONNA DI GUADALUPE, (1) che sorge accanto alla vecchia Basilica. L'Immagine del 1531 é ora qui splendidamente sistemata.
Oltre all'autentico miracolo di rimanere inalterata fino ai nostri giorni, vi é un altro aspetto che rende questa Sacra Immagine UNICA nella storia dell'umanità. Ne1 1531, dieci anni dopo la conquista del Messico da parte di Cortés, (2) i crudeli governatori che gli successero esasperarono gli Aztechi al punto che questi stavano preparando una sollevazione per annientare gli Spagnoli. Si era già quasi alla vigilia di una rivoluzione, quando la Santa Vergine apparve a Juan Diego, gli parlò nella sua lingua e rimase impressa sulla sua « Tilma ». La presenza di questa Immagine sciolse le inimicizie tra Messicani e Spagnoli, convertì tutta la razza Azteca al Cristianesimo e stabilì definitivamente la civilizzazione europea in questo Continente Occidentale.
Il successo degli Spagnoli spinse le altre nazioni europee a imbarcarsi per l'esplorazione e colonizzazione del Nuovo Mondo. Come tutti sappiamo, dobbiamo all'Europa la parte fondamentale della civilizzazione del Nuovo Continente.
Se la Vergine Maria non fosse venuta in terra allora e non avesse lasciato la sua Immagine, in quel momento critico della storia, si sarebbero sospese le esplorazioni e le colonizzazioni europee. E chi può dire ciò che sarebbe successo? É evidente che in quel tempo di crisi gli Aztechi avrebbero annientato facilmente qualsiasi europeo in questo Emisfero Occidentale.
Benché questa meravigliosa Immagine sia stata nella Città del Messico per più di quattro secoli (il 12 dicembre 1981 é stato celebrato il 450° Anniversario del Miracolo del Tepeyac), la sua esistenza é una novità per moltissime persone nelle nazioni americane, perfino tra i cattolici, Sacerdoti e laici. Non esageriamo nel dire che questa celeste Immagine della Vergine Immacolata di Guadalupe é la prova tangibile più notevole che abbiamo di Maria Santissima. Basterebbe solo questo perché il pellegrinaggio alla sua Basilica di Città del Messico sia una potente attrattiva per sentire la gioia di contemplare il dono soprannaturale e glorioso che Dio ci ha dato, e sperimentare le consolatrici parole rivolte dalla Madre del Vero Dio a Juan Diego e a tutti gli uomini: “ lo sono Madre misericordiosa per tutti quelli che mi amano, mi invocano e in Me confidano”.
 
(1)   Il Nuovo Tempio di Nostra Signora di Guadalupe in Messico è a forma di conchiglia sia all’esterno che all’interno. [nda]

(2)   Hernán Cortés all’epoca della conquista aveva 34 anni. Il suo mantello era trattenuto da una catena d’oro dalla quale ciondolava un cammeo di conchiglia bianca. Sul capo aveva un cappello a cupola piatta. Cammeo e cappello della stessa foggia di quelli che aveva portato Quetzalcoatl.
 
(Fonte informazioni storiche: Antonio Caruso e Dr. Charles Wahlig)
 

MARIA SANTISSIMA, NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE E SAN JUAN DIEGO
Apparizioni del 9-12 dicembre 1531 sul Colle del Tepeyac a Città del Messico

           

San Juan Diego Cuauhtlatoatzin
 

Juan Diego Cuauhtlatoatzin nasce nel 1474 con il nome di Cuauhtlatóhuac, a Cuauhtitlán, piccolo villaggio a pochi chilometri a nord di Tenochtitlán, l'odierna Città del Messico. Cuauhtlatóhuac è un macehual, un uomo del popolo, piccolo coltivatore diretto in un modesto villaggio ovvero poco più di niente, nella società azteca del tempo, complessa e fortemente gerarchizzata.
Nel 1524, all'età di cinquant'anni, viene battezzato con il nome di Juan Diego, insieme con la moglie Malintzin, che prende a sua volta il nome di María Lucia.
Rimasto vedovo quattro anni più tardi, divide il suo tempo fra il lavoro dei campi e le pratiche della religione cristiana, fra cui l'ascolto della catechesi impartita agli indigeni neoconvertiti dai missionari spagnoli a Tlatelolco, un sobborgo di Città del Messico. La sua vita è apparentemente la stessa di tanti altri suoi conterranei quando, all'alba del 9 dicembre 1531, avviene l'incontro che cambierà totalmente la sua vita e che lascerà sul suo mantello, o tilma, un segno visibile della benedizione data da Dio all'opera dell'evangelizzazione dei popoli del Nuovo Mondo, allora appena iniziata. Quel giorno è un sabato, e come ogni sabato mattina, Juan Diego si sta recando a Tlatelolco, alla chiesa francescana di Santiago per la preghiera e la catechesi. Giunto all'altezza del colle chiamato Tepeyac, ode un canto melodioso, come di uccelli rari.
Si ferma stupito, domandandosi se non sia per caso giunto nel paradiso terrestre, quando il canto tace e dalla cima del colle una dolce voce lo chiama:
" Juantzin, Juan Diegotzin!".
Juan Diego sale e vede una giovane Signora, dal vestito risplendente come il sole, in piedi sulla sommità, davanti alla quale cade in ginocchio.
La Signora si rivolge a lui dichiarando di essere " la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del Verissimo ed Unico Dio", e gli ordina di recarsi dal Vescovo a riferirgli che desidera Le si eriga un tempio ai piedi del colle.
Juan Diego corre a Città del Messico e si reca dal Vescovo; ricevuto dopo lunga attesa, gli parla dell'apparizione e gli riferisce le parole della Vergine, ma non viene creduto. Tornando a casa la sera, incontra nuovamente sul Tepeyac la Vergine Maria, a cui riferisce il suo insuccesso e chiede di essere esonerato dal compito affidatogli, dichiarandosene indegno. La Vergine gli risponde ordinandogli di tornare dal Vescovo a rinnovare la richiesta.
La mattina dopo, domenica, dopo la Messa e la catechesi, Juan Diego torna dal Vescovo e inginocchiatosi, gli ripete con le lacrime agli occhi la richiesta della Regina del Cielo. Il Vescovo, dopo avergli fatto parecchie domande sul luogo e sulle circostanze dell'Apparizione, gli chiede un segno; poi, non appena è uscito, gli manda dietro dei servitori a spiarlo, ma essi lo perdono di vista non appena si avvicina al Tepeyac. Mentre costoro tornano dal Vescovo tacciando Juan Diego di mentitore e di visionario, l'indio incontra di nuovo la Vergine che gli promette di dargli il segno l'indomani mattina. Ma la mattina seguente Juan Diego non può tornare: suo zio, Juan Bernardino, è gravemente ammalato. Egli cerca in tutti i modi di soccorrere lo zio, chiama un medico, ma non vi è niente da fare: in tutta la giornata del lunedì il malato si aggrava sempre di più e alla sera prega il nipote di recarsi la mattina seguente a Tlatelolco, per cercare un sacerdote che lo confessi, essendo ormai sicuro di morire presto. Così, il martedì mattina, Juan Diego esce di casa mentre è ancora buio e si dirige di corsa verso Tlatelolco; giunto in vista del Tepeyac decide di cambiare strada e di aggirare il colle sul lato orientale, per evitare l'incontro con la Signora, ritenendo più importante la salvezza eterna dello zio moribondo. Ma la Signora è lì, davanti a lui e gli chiede il perché di tanta fretta. Juan Diego si prostra ai suoi piedi e Le chiede perdono per non poter compiere l'incarico affidatogli presso il Vescovo, a causa della malattia mortale dello zio; ma la Signora lo rassicura, gli dice che lo zio è già guarito e lo invita a salire sulla sommità del colle per cogliere e portarle i fiori che troverà lassù.
Juan Diego sale e si meraviglia di trovare la cima del colle coperta di bellissimi " fiori (rose) di Castiglia ": infatti è il 12 dicembre, martedì, in cui cade il solstizio d'inverno secondo il Calendario Giuliano allora vigente e oltre alla stagione neppure il luogo, una desolata pietraia, è adatto alla crescita di fiori simili.
Juan Diego li coglie, li ripone nella tilma, e li porta alla Vergine, la quale li prende e poi li rimette nel mantello dell'indio, dicendogli di portarli al Vescovo come prova della verità delle Apparizioni.
Juan Diego si reca a Città del Messico, badando bene di non far cadere i fiori raccolti nel mantello e chiede nuovamente di essere ricevuto dal Vescovo, ma i servitori non gli danno retta e lo fanno aspettare a lungo; poi si mettono a sbirciare nella sua tilma e vedendo i fiori, tentano per ben tre volte di prenderglieli, ma inutilmente, perché i fiori diventano come aderenti al tessuto.
Stupiti di ciò, i servitori si decidono finalmente a introdurre Juan Diego dal Vescovo, davanti al quale l'indio riferisce quanto ha visto e apre il mantello per offrirgli i fiori.
Non appena questi cadono a terra, " subito sul mantello si disegna e si manifesta alla vista di tutti l'amata Immagine della perfetta Vergine Santa Maria, Madre di Dio, nella forma e figura in cui la vediamo oggi, così come è conservata nella sua amata casa, nel tempio eretto ai piedi del Tepeyac e che invochiamo con il titolo di Guadalupe ".

Di fronte a tale prodigio, il Vescovo cade in ginocchio e con lui tutti i presenti; poi, rialzatosi, prega la Madonna chiedendole perdono dell'incredulità da lui mostrata nei confronti di Juan Diego e infine, sfilata la tilma dal collo dell'indio, la colloca all'interno della sua cappella.
La mattina dopo Juan Diego, dopo essere rimasto tutta la giornata ospite del Vescovo, accompagna il presule al Tepeyac per indicare il luogo in cui la Vergine ha chiesto di costruirLe un tempio; poi, mentre già iniziano i preparativi per la costruzione, chiede il permesso di recarsi a casa per vedere sua zio, che aveva lasciato ammalato il giorno prima.
Parte accompagnato da alcuni membri del seguito del Vescovo e giunto a casa, trova Juan Bernardino completamente guarito, che si meraviglia di vedere il nipote in compagnia di tanta gente. Quando Juan Diego gli racconta dell'Apparizione della Madonna, che gli aveva ordinato di completare la missione presso il Vescovo e gli aveva annunciato la guarigione dello zio, quest'ultimo riferisce che nello stesso momento la Signora del Cielo era apparsa anche a lui, lo aveva guarito e gli aveva detto di voler essere invocata con il titolo di " Perfetta Vergine Santa Maria di Guadalupe".
Allora Juan Bernardino viene condotto a Città del Messico, perché riferisca tutte queste cose al Vescovo, il quale trattiene lui e il nipote come suoi ospiti per alcuni giorni, fino al completamento della costruzione, ai piedi del Tepeyac di una ermita, ossia di una piccola cappella, in cui esporre alla venerazione l'Immagine Miracolosa.
Nel frattempo l'Immagine, sempre per disposizione del Vescovo, viene collocata provvisoriamente nella Cattedrale, dove diventa subito oggetto di una devozione popolare che si è mantenuta ininterrotta fino ai nostri giorni.

NOTE SUL TESTO ORIGINALE, IL NICAN MOPOHUA
SCRITTO DA ANTONIO VALERIANO NEL XVI SECOLO
 

(traduzione italiana del 1978 di Claudio Perfetti dal testo spagnolo
del Sacerdote P. Mario Rojas Sánchez).

 
La storia scritta più antica delle Apparizioni del 1531 di Maria Santissima con il titolo di Nostra Signora di Guadalupe a San Juan Diego è il Nican Mopohua, così chiamato dall’incipit, ossia le parole iniziali del testo in lingua Náhuatl che significano:
«Qui si narra… ».
Maria Santissima parlò a Juan Diego in lingua Náhuatl, usando il linguaggio fiorito e delicato riportato nel testo. La lingua Náhuatl è la lingua dei nativi aztechi, meglio noti come « indios » e attualmente è ancora parlata da una ristretta minoranza di messicani.
 
Il Nican Mopohua fu scritto intorno al 1540-1545 dallo scrittore indigeno Antonio Valeriano (1520-1605), erudito e nobile indio che si formò alla scuola del Collegio Francescano di Santa Croce di Tlatelolco, nella Città del Messico. Valeriano, indio di pura razza tecpaneca e fratello dell’Imperatore Moctezuma (Huey Tlatoani) visse nel tempo e nel luogo dei fatti e fu il primo diplomato con tutti gli onori, in latino e greco.
Fu governatore di Azcapotzalco per 35 anni e si meritò tra gli spagnoli e gli indigeni una enorme fama di uomo onesto e dotto. Antonio Valeriano per scrivere il Nican Mopohua, interrogò con severa minuziosità Juan Diego e suo zio Juan Bernardino.



NICAN MOPOHUA

QUI SI RACCONTA,
ORDINATAMENTE, IL MODO IN CUI POCO TEMPO FA
APPARVE MIRACOLOSAMENTE LA PERFETTA VERGINE SANTA MARIA
MADRE DI DIO, NOSTRA REGINA, LÀ SUL COLLE TEPEYAC,
CONOSCIUTO COME GUADALUPE.

Dapprima si mostrò ad un indio di nome Juan Diego; e poi la sua Preziosa Immagine apparve davanti a Frà Juan de Zumárraga, fatto Vescovo da poco tempo.
1. Dieci anni dopo la conquista della città di México, quando erano ormai già stati deposti gli scudi e le frecce, quando dappertutto regnava la pace nei villaggi,
2. cosi come sbocciò, ora già rinverdisce e apre la sua corolla la conoscenza di Colui per il quale si vive: il vero Dio.
3. In quel tempo, era l'anno 1531, verso i primi giorni del mese di dicembre, accadde che vi era indio, un povero uomo del popolo,
4. il cui nome era Juan Diego, che viveva, secondo quanto si dice, a Cuauhtitlan,
5. e che, riguardo a tutte le cose di Dio, apparteneva in tutto a Tlatelolco.
6. Era un sabato, ancora prima dell'alba, e veniva alla ricerca di Dio e dei suoi comandamenti.
7. Giunto nei pressi del piccolo colle chiamato Tepeyac, cominciava ad albeggiare.
8. Udì cantare in cima al colle, sembrava il canto di molti uccelli preziosi; quando quelle voci cessavano, sembrava quasi che fosse il colle a rispondere; i loro canti, così straordinariamente dolci e deliziosi, oltrepassavano quelli del coyotototl e del tzinitzcan e di altri uccelli rari.
9. Juan Diego si fermò per guardare. Disse tra sé: "Sono forse io degno, merito davvero ciò che sto udendo? Non lo sto forse solo sognando? Non lo sto forse vedendo in dormiveglia?
10. Dove sto? Dove mi trovo? Forse là dove ci hanno tramandato i nostri antenati, i nostri nonni: nella terra dei fiori, nella terra del mais, della nostra carne, del nostro sostegno; forse nella terra celeste?
11. Guardava verso la cima del colle, nella direzione in cui sorge il sole, proprio da dove proveniva il prezioso canto celestiale.
12. E quando improvvisamente il canto cessò, quando non si udì più, allora sentì che lo chiamavano dalla cima del colle, dicendogli: "Juanito, Juan Dieguito".
13. Osò allora dirigersi verso il luogo da dove lo chiamavano; nessun turbamento passava nel suo cuore e niente lo alterava, anzi si sentiva oltremodo felice e contento; cominciò a salire sul colle per vedere da dove lo chiamavano.
14. E quando giunse alla cima del colle, non appena lo vide una Signora che stava proprio lì in piedi,
15. lo chiamò affinché Le si avvicinasse.
16. E non appena fu davanti a Lei, si meravigliò per quanto la sua perfetta grandezza oltrepassasse ogni immaginazione:
17. il suo vestito splendeva come il sole, come se riverberasse,
18. e la pietra, il masso su cui era ritta in piedi, come se lanciasse raggi;
19. lo splendore di Lei simile ad una pietra preziosa, come se fosse un bracciale (ineguagliabilmente bello)
20. la terra sembrava risplendere per i riflessi di un arcobaleno nella nebbia
21. Ed i mezquites e i nopales e le altre erbe che normalmente ivi crescevano sembravano smeraldi. Le foglie sembravano turchesi. E il loro tronco, le spine e i frutti splendevano come l'oro.
22. Si prostrò alla sua presenza. Ascoltò il suo respiro, la sua parola, che era estremamente glorificatrice, sommamente affabile, come di qualcuno che desiderasse attirarlo a sé e lo stimasse molto.
23. Gli disse: "ASCOLTA, MIO PICCOLO FIGLIO AMATISSIMO, JUANITO. DOVE STAI ANDANDO?"
24. Ed egli Le rispose: "Mia Signora, Regina, Fanciulla mia, sto andando alla tua casa di México Tlatilolco, per seguire le cose di Dio che ci danno, che ci offrono coloro che sono le immagini di Nostro Signore: i nostri Sacerdoti".
25. Si mette allora a discorrere con lui, rivelan cui mi rispose, mi accorsi chiaramente che pensa che la tua casa che vuoi che ti erigano qui, forse altro non è che una mia invenzione, o forse che non proviene dalle tue labbra;
26. gli dice: "Sappi, sappi con certezza, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la Perfetta Sempre Vergine Santa Maria, Madre del Verissimo Dio per il quale si vive, il Creatore delle persone, il Signore di tutto ciò che ci circonda e ci avvolge, il Padrone del cielo, il Padrone della terra, desidero molto che proprio qui si costruisca la mia piccola casa sacra
27. dalla quale io lo rivelerò, lo esalterò rendendolo manifesto:
28. lo darò alle genti mediante tutto il mio amore personale, il mio sguardo misericordioso, il mio aiuto, la mia salvezza:
29. poiché io sono in verità la vostra madre misericordiosa
30. la tua e quella di tutti gli uomini che su questa terra sono uno solo,
31. e di tutti gli altri popoli che mi amano, che mi invocano, che mi cercano, che in me confidano,
32. poiché da lì ascolterò il loro pianto, la loro tristezza, per guarire, per curare tutte le loro pene, le loro miserie, i loro dolori.
33. E per realizzare ciò che il mio amorevole sguardo pretende, và al palazzo del Vescovo di México e digli che sono io a mandarti, affinché tu gli manifesti quanto desidero che mi faccia costruire qui una casa, erigere per me un tempio; gli racconterai tutto ciò che hai visto e ammirato, e tutto ciò che hai udito.
34. E sii certo che te ne sarò molto grata e te lo ripagherò,
35. che con tutto questo ti arricchirò, ti glorificherò;
36. e molto meriterai ciò con cui io ti ricompenserò della fatica, del servizio con cui tu ti farai carico di tutto verso colui al quale ti invio.
37. Ora hai ascoltato, figlio mio il più piccolo, il mio respiro, la mia parola; va, fa ciò che a te spetta".
38. E immediatamente si prostrò alla sua presenza: "Signora mia, Fanciulla , vado subito a realizzare il tuo venerabile respiro, la tua venerabile parola; ed ora mi separo da Te, io, il tuo povero piccolo indio".
39. Scese dunque per venire a mettere in opera il suo compito: venne verso la strada rialzata, viene direttamente a Messico.
40. Non appena giunse all'interno della città, si diresse al palazzo del Vescovo, che solo da poco tempo era giunto, Sacerdote governante; il suo nome era D. Frà Juan de Zumárraga, Sacerdote di San Francesco.
41. E una volta arrivato cerca subito di vederlo, prega i suoi servitori, i suoi aiutanti, che glielo vadano a dire;
42. dopo che fu passato molto tempo, vennero a chiamarlo, quando il signor Vescovo ebbe comandato che entrasse.
43. Appena entrato, si inginocchiò davanti a lui, si prostrò, e poi subito gli rivela, gli racconta il prezioso respiro, la preziosa parola della Regina
del Cielo, il suo messaggio, e gli riferisce anche tutto ciò che aveva ammirato, visto, udito.
44. Ed avendo ascoltato tutto il suo racconto, il suo messaggio, come se non lo ritenesse vero,
45. gli rispose, gli disse: "Figlio mio, torna un'altra volta, ancora con calma ti ascolterò, sempre ancora dal principio vedrò, considererò la ragione per la quale tu sei venuto, la tua volontà, il tuo desiderio".
46. Uscì; se ne andava triste, poiché non si era realizzato subito il suo incarico.
47. Poi verso sera, verso la fine del giorno, tornò, da lì andò diretto al la cima del colle,
48. ed ebbe la gioia di incontrare la Regina del Cielo: proprio lì dove le era apparsa la prima volta, lo stava aspettando.
49. E non appena la vide, davanti a Lei si prostrò, si gettò a terra, le disse:
50. "Mia piccola dolce Padrona, Signora, Regina, Figlia mia la più piccola, Fanciulla mia, sono stato dove mi hai ordinato per realizzare il tuo amabile respiro, la tua amabile parola; anche se sono entrato con difficoltà dove è il luogo del Sacerdote governante, l'ho visto, davanti a lui ho esposto il tuo respiro, la tua parola, come mi hai comandato.
51. Mi ricevette amabilmente ed ascoltò tutto perfettamente, ma, per come mi rispose, è come se non l'avesse capito, non crede che sia vero.
52. Mi disse: "Torna un'altra volta; ti riascolterò con calma, ancora perbene dal principio vedrò perché sei venuto, il tuo desiderio, la tua volontà".
53. Dal modo in cui mi rispose, mi accorsi chiaramente che pensa che la tua casa che vuoi che ti erigano qui, forse altro non è che una mia invenzione, o forse che non proviene dalle tue labbra;
54. molto ti supplico, Signora mia, Regina, Fanciulla mia, che tu incarichi piuttosto qualcuno dei nobili, stimati, che sia conosciuto, rispettato, onorato, di portare, di riferire il tuo amabile respiro, la tua amabile parola affinché le credano.
55. Poiché in verità io sono un uomo del campo, sono mecapal, sono parihuela, sono coda, sono ala; sono io stesso ad aver bisogno d'essere condotto, portato a braccia, non è per me l'andare o l'intrattenermi là dove tu mi invii, mia piccola Vergine, Figlia mia la più piccola, Signora, Bambina;
56. dispènsami, per favore: affliggerò di pena il tuo volto, il tuo cuore; finirò per cadere nella tua rabbia, nel tuo dispiacere, Signora Padrona mia".
57. Così le rispose la perfetta Vergine, degna di onore e venerazione:
58. "Ascolta, figlio mio il più piccolo, sappi con certezza che non sono scarsi i miei servitori, i miei messaggeri, ai quali incaricai di portare il mio respiro, la mia parola, affinché compiano la mia volontà;
59. è però molto necessario che tu, personalmente, vada, preghi che per la tua intercessione si realizzi, si compia il mio volere, la mia volontà.
60. E molto ti prego, figlio mio il più piccolo, e con rigore ti comando, di tornare dal vesovo un'altra volta domani.
61. E da parte mia fagli sapere, fagli udire il mio volere, la mia volontà, affinché realizzi, costruisca il mio tempio che gli chiedo.
62. E nuovamente, con cura, digli in che modo io, personalmente, la sempre vergine Santa Maria, io, che sono la Madre di Dio, ti mando".
63. Juan Diego, da parte sua, le rispose, le disse: "Signora mia, Regina, Bimba mia, non voglio angustiare con pena il tuo volto, il tuo cuore; con grande piacere realizzerò il tuo respiro, la tua parola; in nessun modo tralascerò di farlo, né giudico fastidioso il cammino.
64. Andrò a compiere la tua volontà, ma forse non sarò ascoltato, o anche se lo fossi forse non sarò creduto.
65. Domani verso sera, quando ormai cala il sole, tornerò per riportare alla tua parola, al tuo respiro, ciò che mi risponderà il Sacerdote governante.
66. Ora Ti saluto rispettosamente, Figlia mia la più piccola, Fanciulla, Signora, Bambina mia, riposa ancora un po'.
67. Poi anche lui andò a casa sua a riposare.
68. Il giorno seguente, domenica, quando era ancora notte, tutto era ancora scuro, uscì da lì, dalla sua casa, venne diretto a Tlatilolco, venne per imparare ciò che appartiene a Dio e a mettersi in fila; per poi vedere il signor Vescovo.
69. E verso le dieci era già tutto pronto: aveva ascoltato la messa, aveva fatto la fila e la folla si era dispersa.
70. E Juan Diego si diresse quindi al palazzo del signor Vescovo.
71. E appena arrivò, fece quasi a lotta per vederlo, e con grande fatica lo vide un'altra volta;
72. s'inginocchiò ai suoi piedi, diventò triste nel parlargli, nel rivelargli la parola, il respiro della Regina del Cielo,
73. nella speranza che fosse creduta l'ambasciata, la volontà della Perfetta Vergine, di costruirle, di erigerle la sua piccola casa sacra, lì dove aveva detto, lì dove la voleva.
74. E il Vescovo governante moltissime cose gli chiese, lo interrogò, per potersi accertare dove l'avesse vista, come Ella fosse; assolutamente tutto raccontò al signor Vescovo.
75. Ma anche se egli assolutamente tutto gli riferì, ed in ogni cosa vide, ammirò che appariva con tutta evidenza che Ella era la Perfetta Vergine, l'Amabile, la Meravigliosa Madre del Nostro Salvatore Nostro Signore Gesù Cristo,
76. tuttavia, ancora non si poté realizzare
77. Disse che non solo mediante la sua parola, la sua petizione, si sarebbe compiuto, realizzato ciò che egli chiedeva,
78. ma che era assolutamente necessario qualche altro segno perché si potesse credere che a inviarlo era la Regina del Cielo in persona.
79. Non appena Juan Diego ebbe udito ciò, disse al Vescovo:
80. "Signor governante, rifletti su quale segno vuoi, perché io poi andrò a chiederlo alla Regina del Cielo che mi ha mandato".
81. Ed avendo il Vescovo constatato che confermava, che in nulla vacillava o dubitava, allora lo licenzia.
82. E non appena è fuori, comanda ad alcuni della sua casa nei quali riponeva assoluta fiducia, che lo seguissero, che osservassero attentamente dove andava, chi vedeva, con chi parlava.
83. E così fu fatto. E Juan Diego venne diretto. Percorse la strada rialzata.
84. E coloro che lo seguivano, prima d'arrivare al Tepeyac, all'altezza del ponte di legno, finirono per perderlo. E benché lo cercassero dappertutto, non riuscirono più a vederlo da nessuna parte.
85. E così tornarono indietro. Non solo perché ne rimasero molto infastiditi, ma anche perché li aveva ostacolati nel loro intento, li fece arrabbiare.
86. Andarono cosi a raccontare al signor Vescovo, gli misero in testa di non credergli, gli dissero di come gli raccontasse solo menzogne, che non faceva che inventare ciò che veniva a dirgli, o che solo sognava o immaginava ciò che gli diceva, ciò che gli chiedeva.
87. E decisero dunque che, se un'altra volta fosse venuto, fosse tornato, lì stesso lo avrebbero afferrato e duramente castigato, affinché non tornasse a dire bugie, né a svegliare all'alba la gente.
88. Nel frattempo, Juan Diego stava con la Santissima Vergine, riferendole la risposta data dal signor Vescovo;
89. come la Signora la ebbe ascoltata, gli disse:
90. "Va bene, piccolo figlio mio, tornerai qui domani per portare al Vescovo il segno che ti ha chiesto;
91. con quello ti crederà, e non avrà più dubbi su nulla, né sospetterà più di te;
92. e sappi, piccolo figlio mio, che io ti ricompenserò per l'attenzione e il lavoro e la fatica che per me hai affrontato;
93. ora va, ché domani ti aspetto qui".
94. Ma il giorno seguente, lunedì, quando Juan Diego doveva portare il segno per essere creduto, non tornò.
95. Giunto a casa, infatti, un suo zio, di nome Juan Bernardino, era caduto ammalato, era molto grave.
96. Andò anche a chiamare un medico, fece anche qualcosa per lui, ma non c'era più tempo, era ormai molto grave.
97. E quando sopraggiunse la notte, suo zio lo pregò che all'alba, quando fosse ancora scuro, uscisse, venisse a chiamare a Tlatilolco qualche Sacerdote che andasse a confessarlo, a prepararlo,
98. poiché era sicuro che fosse ormai il tempo, il luogo, per morire, e che ormai non si sarebbe più alzato, né guarito.
99. E il martedì, quando la notte era ancora alta, Juan Diego uscì dalla sua casa per venire a chiamare il Sacerdote a Tlatilolco;
100. e quando finalmente giunse sul fianco del colle col quale termina la sierra, ai suoi piedi, là dove comincia il sentiero, dalla parte in cui il sole tramonta, dove prima era salito, disse:
101. "Se vado diritto per il sentiero, questa Signora potrebbe vedermi e certamente, come è stato, mi tratterrà affinché io porti il segno al governante ecclesiastico, come mi aveva comandato;
102. ma prima deve abbandonarci la tribolazione; debbo prima chiamare il Sacerdote religioso, mio zio non fa che aspettarlo".
103. Fece quindi il giro del colle, lo salì in un punto intermedio per uscire sul versante orientale, per raggiungere rapidamente México, per non essere trattenuto dalla Regina del Cielo.
104. Pensa che facendo quel tratto non lo potrà vedere colei che osserva perfettamente ogni luogo.
105. La vide non appena prese a scendere da sopra il colle, e che da lì l'aveva sempre osservato, da dove prima lo vedeva.
106. Gli venne incontro sul fianco del colle, venne a tagliargli la strada; gli disse:
107. "Che accade, il più piccolo dei miei figli? Dove vai, dove sei diretto?";
108. E lui, forse si dette pena o forse provò vergogna? O forse si spaventò, divenne timoroso?
109. Alla sua presenza si prostrò, la salutò, le disse:
110. "Fanciulla mia, Figlia mia la più piccola, Bambina mia, spero che tu sia contenta; come ti sei svegliata? Sta bene il tuo amato corpicino, Signora mia, Bambina mia?
111. Con pena angustierò il tuo volto, il tuo cuore: ti faccio sapere, Fanciulla mia, che un tuo servitore, mio zio, è gravemente ammalato.
112. Una grave malattia lo ha colpito, certamente ne morirà presto.
113. E voglio andare in fretta alla tua piccola casa di México, per chiamare qualcuno degli amati di Nostro Signore, dei nostri Sacerdoti, affinché vada a confessarlo e a prepararlo,
114. poiché in realtà è per questo che siamo nati, noi che veniamo ad aspettare il travaglio della nostra morte.
115. Ma, se vado a farlo, poi tornerò qui di nuovo per andare a portare il tuo respiro, la tua parola, Signora, Fanciulla mia.
116. Ti prego di perdonarmi, abbi con me ancora un po' di pazienza, poiché non ti sto ingannando, Figlia mia la più piccola, Bambina mia, domani senz'altro verrò in tutta fretta".
117. Non appena ebbe ascoltato le ragioni di Juan Diego, la Misericordiosa Perfetta Vergine gli rispose:
118. "ascolta, riponilo nel tuo cuore, figlio mio il più piccolo, non è nulla ciò che ti ha spaventato, che ti ha afflitto, non si turbi il tuo volto, il tuo cuore: non temere per questa malattia né per alcun'altra infermità, né per altre cose critiche, dolorose.
119. Non sto forse qui io, che sono tua madre? Non stai sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sono io la fonte della tua gioia? Non stai nel cavo del mio mantello, nella croce delle mie braccia? Di cos'altro hai bisogno?
120. Che nessun'altra cosa ti affligga, ti turbi; che non ti dia pena la malattia di tuo zio, perché non ne morirà per adesso. Sii certo che sta già bene".
121. (E proprio in quel momento, come si seppe poi, suo zio guarì).
122. E Juan Diego, udita l'amorevole parola, l'amorevole respiro della Regina del Cielo, se ne consolò moltissimo, il suo cuore si colmò di pace,
123. e la supplicò di mandarlo subito a vedere il Vescovo governatore, per portargli un segno, una prova, affinché credesse.
124. La Regina Celeste gli ordinò allora di salire fin sulla cima del colle, dove l'aveva vista precedentemente;
125. gli disse: "Sali, Figlio mio il più piccolo, sulla cima del colle, dove mi hai visto e di detti degli ordini;
126. lì vedrai che vi sono molti diversi fiori: tagliali, riuniscili, mettili tutti insieme; poi, ritorna quaggiù; portali qui, alla mia presenza".
127. E Juan Diego salì dunque sul colle,
128. e quando raggiunse la sommità, rimase stupito per quanto erano fioriti, aperte le loro corolle, i fiori più svariati, graziosi e belli, pur non essendo ancora il loro tempo:
129. poiché in verità in quella stagione il gelo ancora imperava;
130. andavano diffondendo un odore soavissimo; come perle preziose, come irrorati di rugiada notturna.
131. Cominciò allora a tagliarli, li unì tutti assieme, li ripose nel cavo del suo mantello.
132. È certo che la cima del colle non era un luogo in cui potessero crescere fiori, vi abbondano solo sassi, cardi selvativi, spine, cactus, mezquite,
133. e anche se a volte vi potevano crescere delle pianticelle, allora era dicembre, quando il gelo tutto mangia, tutto distrugge.
134. E poi ridiscese, portando alla Bambina Celeste i vari fiori che era andato a tagliare,
135. e quando li vide, col le sue venerabili mani li prese;
136. poi nuovamente li tornò a deporre del cavo del suo mantello e gli disse:
137. "Figlio mio il più piccolo, questi diversi fiori sono la prova, il segno che porterai al Vescovo;
138. da parte mia gli dirai che veda in essi il mio desiderio e che pertanto realizzi il mio volere, la mia volontà.
139. E tu..., tu che sei il mio messaggero..., in te è assolutamente riposta la mia fiducia;
140. e molto ti ordino, con fermezza, che sia tu da solo alla presenza del Vescovo ad aprire il tuo mantello e a mostrargli ciò che vi porti.
141. E gli racconterai tutto puntualmente, gli dirai che ti ho ordinato di andare in cima al colle a tagliare i fiori, e tutto ciò che hai visto e ammirato,
142. affinché tu possa convincere il Sacerdote governante, affinché faccia ciò che deve fare, si eriga il mio tempio che gli ho chiesto".
143. E non appena gli dette quell'ordine la Celeste Regina, venne a prendere la strada rialzata, viene diretto a México, ora viene contento.
144. Il suo cuore ormai è tranquillo, poiché porterà a termine la sua missione, la realizzerà perfettamente.
145. Sta molto attento a ciò che porta nel cavo del mantello, che nulla possa disperdersi;
146. viene gustandosi l'aroma dei diversi preziosi fiori.
147. Una volta giunto al palazzo del Vescovo, gli andarono incontro il portinaio e gli altri servitori del Sacerdote governante,
148. e li supplicò di dirgli quanto desiderasse vederlo, ma nessuno volle, fingevano di non capirlo, o forse perché era ancora molto buio,
149. o forse perché già lo sapevano che non faceva altro che molestarli, importunarli,
150. e già era stato loro riferito da quei compagni che lo persero di vista quando lo avevano seguito.
151. Per un lunghissimo tempo rimase ad aspettare soddisfazione.
152. E quando videro che per lunghissimo tempo se ne stette lì, in piedi, il capo chino, senza far nulla, aspettando d'essere chiamato, e che portava qualcosa, lo portava nel cavo del suo mantello; dopo un po' gli si avvicinarono per vedere cosa portasse e per togliersi la curiosità.
153. E quando Juan Diego si rese conto che non poteva in alcun modo nascondere loro ciò che portava e che per questo lo avrebbero potuto molestare, spintonare o forse strattonare, fece in modo da mostrare appena che si trattava di fiori.
154. E quando s'accorsero che erano fiori delicati, vari, e che non si era ancora in tempo di fioritura, li ammirarono tantissimo, per quanto erano sbocciate le loro corolle, quanto erano profumati, quanto sembravano belli.
155. E vollero prenderne e strappargliene alcuni;
156. per tre volte cercarono di prenderglieli, ma in nessun modo vi riuscirono,
157. perché, quando cercavano di farlo, essi non vedevano più i fiori, ma questi apparivano come fossero dipinti, o ricamati, o cuciti sul mantello.
158. Andarono subito a riferire al Vescovo governante ciò che avevano visto,
159. quanto desiderasse entrare a vederlo l'indio che già altre volte era venuto, e che ormai da moltissimo tempo se ne stava lì aspettando il permesso, perché desiderava vederlo.
160. E il Vescovo governante, udito ciò, si rese conto che era quella la prova per convincerlo, per compiere ciò che quell'uomo sollecitava.
161. Subito ordinò di farlo entrare.
162. E una volta entrato, alla sua presenza si prostrò, come aveva già fatto precedentemente.
163. E raccontò di nuovo ciò che aveva visto, ammirato, e il suo messaggio.
164. Gli disse: "Signore mio, governante, ho fatto, ho compiuto ciò che mi hai ordinato;
165. sono andato a dire alla Signora mia Padrona, Bambina Celeste, Santa Maria, Amata Madre di Dio, che chiedevi una prova per potermi credere, che tu le facessi la sua piccola casa sacra, là dove ti chiedeva di edificarla;
166. e le dissi anche che ti avevo dato la mia parola di portarti un segno, una prova della Sua volontà, come tu mi incaricasti.
167. E ascoltò bene il tuo respiro, la tua parola, e ricevette benevolmente la tua richiesta del segno, della prova, affinché si faccia, di realizzi la sua amata volontà.
168. E così, quando era ancora notte, mi comandò di venire a vederti un'altra volta;
169. e le chiesi la prova per essere creduto, come mi aveva detto che avrebbe fatto, e subito lo fece.
170. E mi inviò sulla cima del colle, là dove io l'avevo vista prima, affinché ivi tagliassi diverse rose di Castiglia.
171. E dopo averle tagliate, gliele riportai laggiù;
172. e con le sue sante mani le prese,
173. di nuovo nel cavo del mio mantello le ripose,
174. affinché venissi a portartele, a te personalmente le dessi.
175. Benché sapessi bene che la cima del colle non è un luogo adatto per i fiori, poiché vi è solo abbondanza di sassi, cardi selvatici, arbusti, cactus, mezquite, non per questo dubitai, non per questo vacillai.
176. Quando fui giunto sulla cima del colle vidi che era già il paradiso.
177. Lì trovai, perfetti, tutti i diversi fiori preziosi, quanto di più fine ci possa essere, pieni di rugiada, splendenti, cosicché poi mi misi a tagliarli;
178. e mi disse che da parte sua te li dessi, e che così io avrei provato e tu avresti visto il segno che le chiedevi per realizzare la sua amata volontà;
179. e affinché appaia che è verità la mia parola, il mio messaggio,
180. eccoli qui, fammi il favore di riceverli".
181. E stese quindi il suo bianco mantello, dentro il quale aveva riposto i fiori.
182. E non appena caddero a terra tutti i vari fiori preziosi,
183. lì si trasformò in segno, apparve all'improvviso l'Amata Immagine della Perfetta Vergine Santa Maria, Madre di Dio, nella forma e nella figura in cui oggi sta,
184. e dove è ora conservata nella sua piccola amata casa, nella sua piccola casa sacra sul Tepeyac, che si chiama Guadalupe.
185. E appena la videro il Vescovo governante e tutti quelli che stavano lì, si inginocchiarono e molto la ammirarono,
186. si alzarono in piedi per vederla, si rattristarono, si afflissero, sospeso il cuore, la mente...
187. E il Vescovo governante nel pianto, con tristezza, lo pregò, gli chiese perdono per non aver compiuto la sua volontà, il suo venerabile respiro, la sua venerabile parola,
188. e quando di alzò, sciolse dal collo attorno al quale era legato l'indumento, il mantello di Juan Diego
189. sul quale la Regina Celeste era apparsa, s'era trasformata in segno;
190. e poi la portò, l'andò a collocare là, nel suo oratorio.
191. E Juan Diego passò ancora un giorno lì, nella casa del Vescovo, che lo trattenne ancora.
192. E il giorno appresso gli disse: "Va, andiamo e mostrami dove la Regina del Cielo vuole che le costruiscano il suo tempio".
193. Subito fu invitata gente per farlo, erigerlo.
194. E Juan Diego, appena ebbe mostrato dove la Signora del Cielo aveva comandato che le si erigesse la sua piccola casa sacra, chiese il permesso:
195. voleva recarsi a casa sua per andare a vedere suo zio Juan Bernardino, che era gravemente ammalato quando l'aveva lasciato per andare a chiamare un Sacerdote a Tlatilolco affinché lo confessasse e lo preparasse, e che la Regina del Cielo aveva detto d'avere già guarito.
196. Ma non lo lasciarono andar via da solo, lo accompagnarono alla sua casa.
197. E quando arrivarono, videro che suo zio era davvero guarito, assolutamente più nulla lo angustiava.
198. E questi, da parte sua, si meravigliò molto della forma in cui suo nipote era accompagnato e molto onorato;
199. chiese al nipote perché ciò accadesse, perché lo onoravano tanto;
200. E gli raccontò che quando lo aveva lasciato per andare a chiamargli un Sacerdote che lo confessasse, lo preparasse, là sul Tepeyac gli era apparsa la Signora del Cielo;
201. e lo aveva inviato a México dal Vescovo governante, affinché gli facesse una casa sul Tepeyac.
202. E gli aveva detto di non affliggersi, ché suo zio ormai stava bene, e ciò l'aveva consolato molto.
203. Suo zio gli disse che era certo che proprio in quel momento fu guarito,
204. e l'aveva vista esattamente nella stessa forma in cui era apparsa a suo nipote,
205. gli disse che anche lui era stato mandato a México a vedere il Vescovo;
206. e che anche lui, quando l'avesse visto, doveva riferirgli assolutamente tutto, raccontandogli ciò che aveva visto
207. e il modo meraviglioso in cui era stato guarito,
208. e che avrebbe dovuto chiamare, invocare la sua Amata Immagine proprio così: La Perfetta Vergine Santa Maria di Guadalupe.
209. Condussero quindi Juan Bernardino alla presenza del Vescovo governante, lo portarono a parlare da lui affinché desse testimonianza,
210. e insieme a suo nipote Juan Diego, il Vescovo li ospitò a casa sua alcuni giorni,
211. mentre si costruiva la piccola casa sacra della Bambina Regina là sul Tepeyac, dove si fece vedere da Juan Diego.
212. E il signor Vescovo trasferì nella Chiesa Maggiore l'amata Immagine dell'Amata Bambina Celeste.
213. Andò a prelevare l'amata Immagine dal suo palazzo, dal suo oratorio in cui stava, affinché tutti la vedessero e l'ammirassero.
214. E proprio tutta questa città, nessuno escluso, si commosse quando venne a vedere, ad ammirare la sua preziosa Immagine.
215. Venivano a riconoscere il suo carattere divino.
216. Venivano a presentarle le loro preghiere.
217. Molti restarono ammirati per la maniera miracolosa in cui era apparsa,
218. poiché assolutamente nessun uomo della terra dipinse la sua amata Immagine.

Indice dei versetti

Introduzione 1, 2,
Prima apparizione 3, 25
Madre del verissimo Dio 26, 28
Madre misericordiosa di tutti gli uomini 29,
Seconda apparizione 46, 67
Secondo incontro con Zumarraga 68, 87
Terza apparizione 88, 98
Quarta apparizione 99, 121
I fiori 122, 146
Terzo incontro con Zumarraga 147, 181
L'immagine sulla Tilma 182, 197


LA SCOPERTA DI UN NUOVO MONDO

I1 12 ottobre 1492, il grande navigatore genovese Cristoforo Colombo (1447-1506), dopo un avventuroso viaggio attraverso l'Atlantico, durato più di due mesi, approdava con le sue tre caravelle alla prima terra americana: un'isola di modeste dimensioni, a Sud-Est della Florida, chiamata dagli indigeni Guanahani, alla quale egli diede il nome di San Salvador.
Sceso a riva con i suoi uomini, Colombo s'inginocchiò, baciò la terra e vi piantò la Croce, quindi intonò un canto di lode e di ringraziamento al Signore: un nuovo continente al quale sarà dato più tardi il nome di America era stato scoperto e consacrato a Cristo.
Dopo Guanahani, Colombo proseguì verso Sud, scoprì Cuba e Haiti, quindi fece ritorno in Spagna. Ritornò tre altre volte in America (1496, 1498 e 1503) e nell'ultimo viaggio scoprì la parte continentale dell'America Centrale.
In seguito alle sue sensazionali scoperte, non tardarono a mettersi sulle sue tracce altri coraggiosi che si spinsero successivamente verso altre regioni del nuovo continente.
Uno dei più famosi, fu il capitano spagnolo Hernan Cortés il quale,
partito da Cuba il 18 novembre 1518 con 700 uomini, sbarcò, il 21 aprile 1519, nella baia messicana sulle cui sponde sorgerà più tardi la città di Vera Cruz. Per impedire che i suoi uomini indietreggiassero, bruciò le navi e si lanciò alla conquista di quell'immenso paese chiamato allora Anahuac, cioé paese fra i mari. Vi trovò una popolazione dotata di un notevole grado di civiltà e di una buona organizzazione politica. Il paese era allora dominato dagli Aztechi, con a capo l'imperatore Montezuma. In poco tempo, grazie alle armi da fuoco sconosciute agl'indigeni, le truppe spagnole poco numerose ebbero il sopravvento. Cortés poté occupare la parte centrale del paese, impadronirsi (1521) della capitale Tenochtitlan (oggi Città del Messico), prendere prigioniero l'imperatore Montezuma e proclamare la sovranità della Spagna su tutta la regione.

L'INTRODUZIONE DEL CRISTIANESIMO

In seguito a questa conquista, il Messico vide ben presto giungere i primi Missionari. Essi furono soprattutto Francescani (1522), Domenicani (1526) e Agostiniani (1533).
L'opera dei primi missionari fu estremamente difficile per due ragioni:

1) la religione pagana dominante, molto corrotta, che ammetteva anche sacrifici umani;
2) l'avversione degli indigeni per i conquistatori e per il loro sistema di governo che tendeva all'asservimento e sfruttamento della popolazione locale.

I mezzi principali usati dai Missionari per far conoscere e amare il Cristianesimo agli indigeni (chiamati ordinariamente "indii" o "indiani") (1) furono oltre la predicazione popolare i seguenti:

1) L'adattamento dei luoghi e manifestazioni di culto alla mentalità popolare azteca amante dello sfarzo proprio della loro antica religione che aveva grandi templi e solenni cerimonie: chiese, fastose processioni, feste con danze e canti popolari;
2) l'istituzione di un sistema sociale di tipo patriarcale: fondazione di villaggi per i neo-convertiti, in cui la chiesa era il cuore dell'abitato e il centro propulsore della vita degli abitanti;
3) l'erezione di ospedali e scuole; l'introduzione di nuovi mestieri sconosciuti agli indigeni; il miglioramento dell'agricoltura;
4) l'organizzazione della gerarchia costituendo vari vescovadi tra cui quello di Messico (1530); la formazione del Clero indigeno;
5) la coraggiosa presa di posizione dei missionari in difesa della popolazione locale contro le angherie e oppressioni dei conquistatori.

UN INTERVENTO CELESTE

Un avvenimento straordinario contribuì in modo inatteso alla propagazione del Cristianesimo nel Messico. Esso fu l'apparizione (1531) sul colle Tepeyac, presso la Città di Messico, della Vergine Santissima a JUAN DIEGO.
Era questi un indio azteco, nato nel 1474, molto prima dell'arrivo degli Spagnoli. Il suo nome pagano era Cuauhtlatohuac (aquila cantante). Egli con la moglie e lo zio erano stati i primi Aztechi a ricevere il Battesimo. In quell'occasione egli ricevette il nome cristiano di JUAN DIEGO, mentre la moglie fu chiamata Maria Lucia e lo zio Juan Bernardino. Nel 1529 la moglie morì e Juan Diego, rimasto solo, prese ad abitare con lo zio nel villaggio di Tolpetlac, a circa dodici miglia a Nord della Città di Messico. Entrambi si guadagnavano da vivere fabbricando stuoie che tessevano con le canne e i giunchi che crescevano sulle rive del vicino lago Texcoco.
Juan Diego, quantunque di condizione economica mediocre, apparteneva, come ampiamente si dirà più avanti, alla classe popolare detta dei "mazehuales". Costoro, pur non facendo parte della nobiltà azteca, non erano né schiavi né servi, godevano di una certa libertà d'azione e potevano possedere.
Juan Diego, sebbene d'origine pagana, era divenuto rapidamente dopo il battesimo un fervente cristiano: amava Dio e nutriva una speciale devozione alla Madonna. In suo onore usava recarsi ogni sabato (percorrendo varie miglia) a Tlaltelolco, sobborgo di Città del Messico, per assistere alla Messa in onore della Madonna nella chiesa dei Padri Francescani.

(1) Fu Cristoforo Colombo a dare alla popolazione locale americana il nome di indii o indiani credendo egli nel suo primo viaggio (1492) di aver raggiunto l'India, navigando verso occidente.

* * *

Alcuni testi sono stati tratti dal libretto: "LA VERGINE DI GUADALUPE - BREVE STORIA DELLE APPARIZIONI", scritto dal Patriarca di Gerusalemme Mons. G. Beltritti, nel 1975, in occasione della dedicazione del Tempio di BIR ZEIT (Terra Santa) alla Madonna di Guadalupe, il 27 settembre dello stesso anno.


L’IMMAGINE DELLA VERGINE DI GUADALUPE
NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO

 ANNO GUADALUPANO DEL ROSARIO
1 aprile 1973 - 1 aprile 1974 (ottobre 1974)

ANNO DEL ROSARIO
Si celebrò il IV Centenario della Bolla "Monet Apostolus" dell’Aprile 1573, data da S.S. Gregorio XIII per stabilire la festività di Nostra Signora del Rosario.

ANNO GUADALUPANO
Fu Guadalupano perché sia la Festa di Nostra Signora del Rosario sia quella di Nostra Signora della Vittoria, che essa sostituì, ebbero lo scopo di commemorare il TRIONFO DI LEPANTO dove l'Armata Spagnola, la più importante delle tre che parteciparono alla Lega Santa, portava UNA IMMAGINE DELLA VERGINE DI GUADALUPE DI MESSICO nella nave capitana di Giovanni Andrea Doria. Solo con questo titolo questi Le chiese il trionfo e il giorno dopo tutti la salutarono come il labaro della vittoria.
I Turchi, dopo molti secoli di avanzata, a partire da Maometto (629) giunsero con la loro "guerra santa" a dominare gran parte dell'Africa e dell'Asia e controllavano l'Asia Minore, minacciando l'Europa da oriente.
Nel 1571 intendevano impadronirsi totalmente del Mediterraneo e si preparavano ad avanzare ancora per attaccare poi l'Italia, con l'intento di conquistare Roma, capitale del Cristianesimo.
I loro metodi di conquista erano molto crudeli e questa situazione poneva in grande e mortale pericolo il mondo occidentale, specialmente la Cristianità.
Il Papa San Pio V organizzò una Crociata Mondiale del Rosario e riuscì a formare la SANTA LEGA, unicamente con gli Stati Pontifici, Spagna e Venezia, perché il protestantesimo aveva distrutto l'unità e debilitato la Chiesa.
Il 7 ottobre 1571 si svolse la BATTAGLIA DI LEPANTO che, malgrado le sfavorevoli condizioni e una grande sanguinosa lotta, la Santa Lega vinse.
Questa vittoria schiacciò la minaccia turca come pericolo grave e imminente e fu il principio della fine del potere mussulmano anticristiano.
Tutti ritennero che il trionfo di Lepanto era stato ottenuto per intercessione della Santissima Vergine invocata col Santo Rosario. Perciò San Pio V stabilì la Festa di Nostra Signora della Vittoria e aggiunse alla litania l’invocazione:
« AIUTO DEI CRISTIANI ».

Giovanni Andrea Doria, genovese, comandava l’ala destra della flotta della Lega Santa e comandava l'Armata Spagnola, la più numerosa delle tre armate di cui era composta la Lega (170 delle 300 navi).
EGLI PORTAVA NELLA CAPPELLA DELLA SUA NAVE CAPITANA UN’IMMAGINE DI NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE DEL MESSICO, messa a contatto con l'Originale, che Filippo II, re di Spagna, gli donò per questo scopo. Solo con questo titolo si rivolse a Lei e il giorno seguente la battaglia, l'Immagine fu salutata come il Labaro della Vittoria.
Si può perciò giustamente dire che NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE
È NOSTRA SIGNORA DELLA VITTORIA.
PIO V, Papa dal 17/01/1566 al 01/05/1572, all’anagrafe Antonio Michele Ghislieri (Bosco Marengo, Alessandria, 1504 - Roma, 01 maggio 1572).
Religioso domenicano, creato Vescovo e Cardinale, svolse compiti di alta responsabilità nella Chiesa. Divenuto Papa col nome di Pio V, operò per la riforma della Chiesa in ogni settore, sulle linee tracciate dal Concilio Tridentino. Pubblicò i nuovi testi del Messale (1570), del Breviario (1568) e del Catechismo Romano. (Mess. Rom.)
È ricordato principalmente come il Papa della vittoria di Lepanto perchè con la sua autorità e col suo prestigio personale riuscì ad imporre una tregua nelle risse degli Stati europei e a spingerli in "santa alleanza" per arginare la minacciosa avanzata dei Turchi.
Il 7 ottobre del 1571 la flotta cristiana inflisse nelle acque di Lepanto una sconfitta definitiva a quella turca.
Quel giorno stesso Pio V, che non disponeva dei rapidi mezzi di comunicazione attuali, ordinò di suonare le campane di Roma invitando i fedeli a ringraziare Dio per la vittoria ottenuta che seppe in modo prodigioso: mentre pregava per la risoluzione della battaglia, a mezzogiorno ebbe in visione la vittoria dei cristiani a Lepanto e sopra al cielo cori di Angeli attorno al trono della Beata Vergine che teneva in braccio il Bambin Gesù il quale aveva in mano la corona del Rosario.
Il Papa chiamò quelli che gli erano vicino e con entusiasmo disse loro di far suonare a festa tutte le campane dell'Urbe perchè i cristiani avevano vinto. Due giorni dopo arrivò il messaggero che confermava la vittoria. NASCE DA QUEL GIORNO L'ANGELUS DI MEZZOGIORNO CHE RICORDO L'INCARNAZIONE DEL VERBO E LA DIFESA DEL CRISTO NELLE LOTTE CRISTIANE QUOTIDIANE.
Pio V morì il 1° maggio 1572, a sessantotto anni. Fu canonizzato nel 1712.
A lui si deve l'abito bianco del Pontefice, infatti fino alla sua elezione il Papa vestiva di rosso come i Vescovi, ma lui, Domenicano nel cuore, non volle abbandonare il suo abito, e fu il primo Papa non solo a vestire di bianco, ma a mantenere l'abito del carisma originario alla sua vocazione. Ben presto ci si accorse che il colore piaceva e dopo la sua morte nessuno osò cambiarne il colore, ma venne fatto uguale all'abito dei cardinali solo di colore bianco.

Il Senato Veneto fece dipingere la scena della battaglia di Lepanto nella Sala delle adunanze con la scritta:

"Non la forza, non le armi, non i comandanti,
ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!".
L'origine del titolo "AUXILIUM CHRISTIANORUM"; direttamente o indirettamente originò poi la solennità del Santo Rosario o di Nostra Signora del Rosario. L'Immagine Guadalupana che stette a Lepanto, fu poi donata dal Cardinale Giuseppe Doria, Segretario di Stato di Pio VI, al popolo di Santo Stefano d'Aveto (Liguria, Italia ) dove si venera.

A S. Pio V successe Gregorio XIII. Il 7 ottobre 1572 si celebrò per la prima volta la Festa di Nostra Signora della Vittoria, precorritrice di Nostra Signora del Rosario. Il 1° aprile 1573, Gregorio XIII pubblicò la sua Bolla "Monet Apostolus" con cui cambia la festa di Nostra Signora della Vittoria nella solennità del Rosario, in riconoscenza per l'intercessione della Santa Vergine che salvò la Cristianità con la vittoria di Lepanto, ottenuta mediante il Rosario, e per conservare perpetua memoria dell'evento. Il 7 ottobre 1573: è la festa che commemoriamo come quella della prima celebrazione del giorno di Nostra Signora del Rosario, perché in questo giorno la commemoriamo ora, benché in realtà allora fu festeggiata la prima domenica di ottobre, come disponeva la Bolla, e non il 7. Difatti era stata celebrata nel 1572, ma con il titolo di Nostra Signora della Vittoria. L'Osservatore Romano del 21 dicembre 1933, n. 297, nell'articolo:
" ECHI DELLE CELEBRAZIONI PER NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE.
UN RICORDO DI LEPANTO. LA PIETÀ DI UN DORIA ", documenta:
« NON SOLTANTO A ROMA, SÌ BENE IN ALTRE PARTI D'ITALIA…

NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE È DEVOTAMENTE ONORATA.

Speciale attenzione richiama una sua effigie, che si venera a Santo Stefano d'Aveto in Liguria.
È anch'essa una storica Immagine e a Lei sono legati grandi ricordi. Il Cardinale Giuseppe Doria Pamphilj, Segretario di Stato negli ultimi anni di Pio VI, essendo relegato a Pegli, faceva dono alla Chiesa di S. Stefano d'Aveto del bellissimo quadro che ancora vi si ammira e venera, ed é appunto un'immagine di Nostra Signora di Guadalupe.
Scrittori liguri narrano che tale quadro " il quale aveva toccato materialmente l'originale del Messico " fu offerto - secondo che attestava il detto Cardinale presentandolo al popolo - da Sua Maestà Cattolica ad Andrea Doria, ammiraglio delle Spagne, per servire da Immagine alla galea capitana e che, su tale galea, fu testimone della Battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), rimanendo in seguito custodito nell'archivio del Palazzo Doria in Genova. Ciò risultava dall'Archivio della storica famiglia ».
Frà Alonso de Montufar, secondo Vescovo del Messico, divenne un entusiasta propagandista di Guadalupe, testimone dei numerosi miracoli ottenuti dalla Miracolosa Immagine della Madre di Dio. Al corrente della minaccia turca contro l'Europa Cristiana, volle che l'Immagine della Vergine di Guadalupe intervenisse per risolvere questa crisi. Perciò egli inviò una piccola copia dell'Immagine del Tepeyac, messa a contatto con l'Originale al Re Filippo II nel 1570, con "invito a porla in luogo d'onore sulla flotta cristiana appena fosse incominciata la battaglia. Il Vescovo era sicuro che la Vergine di Guadalupe avrebbe operato il miracolo per la Lega Santa come tante volte aveva già fatto con i messicani.
Il Re Filippo II, raccogliendo l'invito, collocò la Sacra Immagine sulla nave capitana dell'Ammiraglio Andrea Doria affinché fosse lo Stendardo nella battaglia contro i Mussulmani.



LA VITTORIA DI LEPANTO
POSE FINE AL POTERE NAVALE DEI MUSSULMANI

 La Vittoria di Lepanto segnò una svolta: da allora i mussulmani non tornarono mai più a minacciare l'Europa Cristiana dal mare. Alcuni storici segnalano che i Cristiani attribuirono il trionfo a Nostra Signora di Guadalupe, ma non ne ricercarono le ragioni. Inoltre l'intervento della Vergine di Guadalupe rimase offuscata dalla generale credenza che la vittoria fosse stata ottenuta dalla Crociata del Rosario che il Papa S. Pio V aveva chiesto a tutta la Cristianità. É evidente che tranne quelli che stettero a Lepanto la maggioranza ignorava la presenza dell'immagine di Guadalupe. Ciò si dice non per sminuire o screditare la parte decisiva della recita del Rosario nella Battaglia di Lepanto, ma perché si riconosca che la miracolosa Immagine di Guadalupe fu qui il mezzo singolare della presenza di Maria, come Regina Vittoriosa e Immacolata Madre della Chiesa, "la Donna che schiaccia il serpente". Questa presenza fu la risposta alle pressanti preghiere della Chiesa, per mezzo del Rosario, per ottenere aiuto e protezione.
Il fatto che la Vergine di Guadalupe realizzò il miracolo della vittoria di Lepanto
, quando sembrava persa la battaglia, qualifica come mal intesa l'opinione che il miracolo del Tepeyac esiste solo per il Messico, o che é "un culto di indii". Apparsa ne1 1531, l'Immagine della Vergine di Guadalupe nel breve lasso di 7 anni distrusse il paganesimo dell'Impero Azteco, schiacciando il serpente di pietra, come aveva detto a Juan Bernardino.
Ciò che fece la Vergine di Guadalupe nel Nuovo Mondo fu rimpiazzare il numero dei Cattolici che la Chiesa aveva perso con la Riforma Protestante in Europa. Esattamente 40 anni dopo (1531-1571), la sua Immagine fu lo strumento col quale la Cristianità europea si liberò del mondo infedele. In altre parole, la sempre Vergine Maria del Tepeyac intervenne perché la religione cattolica sopravvivesse da queste due grandi minacce e favorì i mezzi di espansione dei quali ha goduto la Chiesa nei secoli seguenti.

 GUADALUPE E LA SANTA SEDE

 Dei 46 Sommi Pontefici che hanno regnato dal 1531, anno delle Apparizioni del Tepeyac, 25 Papi hanno emanato decreti riguardanti la Santa Immagine di Nostra Signora di Guadalupe. Un elenco quasi completo degli onori Pontifici si trova nel libro « The Dark Virgin » di Demarest e Taylor. Ne segnaleremo solo i più importanti.
Il « Memorandum » promulgato da Gregorio XIII nel1575 é il più antico: il Pontefice estende le indulgenze concesse dai suoi predecessori al Santuario di Guadalupe. Suo guadalupanismo: egli, infatti, nel primo anno del suo pontificato autorizzò l'Incoronazione Pontificia della Santa Immagine che, per una serie di imprevisti, non fu Possibile portare a compimento prima del 1895. Nel 1754 i messicani inviarono a Roma il Padre Juan Lopez S.J. per chiedere maggiori onori per Guadalupe. L'eloquenza del Sacerdote impressionò favorevolmente il Santo Padre Benedetto XIV, che rimase meravigliato nel contemplare la copia della Santa Immagine fatta dal famoso pittore Miguel Cabrera. Il Pontefice, nel vederla, cadde in ginocchio dinanzi a essa ed esclamò: “Con nessun altro popolo fece altrettanto” (Salmo 147). Da allora questo Papa divenne un ardente propagandista di Guadalupe. Egli confermò Santa Maria di Guadalupe come l'Eccelsa Patrona del Messico. Decretò il 12 dicembre festa di precetto con ottava e rito di prima classe, approvandone la Messa e l'Ufficio. Egli stesso compose la preghiera della Messa ed elevò il santuario di Guadalupe allo stesso rango della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma. Autorizzò paramenti privilegiati per l'Abate e i Canonici di Guadalupe. Ne1 1748, confermò « la Reale Congregazione di Nostra Signora di Guadalupe », fondata a Madrid, sotto il patronato di Filippo IV, che nominò presidente titolare.

Pio VII, nel 1805, unì in perpetuo il Santuario di Guadalupe alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Le Chiese hanno il loro rango, al primo posto la Basilica di San Pietro a Roma; segue San Giovanni in Laterano. La Basilica di Guadalupe, pertanto, ha un altissimo posto uguale a quello del Laterano, antica Sede Papale.

Il Sommo Pontefice Leone XIII, nel 1894, autorizzò di nuovo l'Incoronazione della Sublime Immagine, che si svolse l'anno seguente. Lo stesso Pontefice compose un poema per questa solenne circostanza, che é scolpito nel marmo ai piedi della Celestiale Immagine:

 
"Il Messico qui ti venera, Madre Santa;
Onora la Tua Immagine e attende il tuo aiuto.
Rendilo felice, e col tuo aiuto, integra
conserva la sacrosanta fede di Cristo".

 LEONE XIII

" Papa Leone XIII fece molte altre cose per estendere la devozione a Nostra Signora di Guadalupe.
Pio XII ordinò che la Santa Immagine fosse di nuovo incoronata a suo nome, il 12 ottobre 1945, nel Cinquantenario della Prima Incoronazione Pontificia.
Nel suo famoso messaggio, trasmesso per radio, nominò la Vergine di Guadalupe
« Imperatrice di tutta l'America »
. In questa occasione si riunirono milioni di fedeli.
Nei suoi ultimi giorni Giovanni XXIII uscì dal Vaticano per visitare la parrocchia di Guadalupe di via Aurelia. Durante la cerimonia egli lesse una preghiera da lui stesso composta.
Paolo VI riprese la bella e tradizionale usanza di inviare una ROSA D’ORO ai Santuari particolarmente privilegiati; la mandò al Santuario del Tepeyac il 25 marzo del 1966 e poi a Lourdes e Fatima.

Giovanni Paolo II ha iniziato la lunga serie dei suoi “viaggi apostolici” recandosi in Messico il 25 gennaio 1979 e visitando la Basilica di Guadalupe.

I DECRETI, LE ONORANZE E I PRIVILEGI CHE LA SANTA SEDE HA CONCESSO ALLA NOSTRA MADRE DEL TEPEYAC, DALL'INIZIO FINO AD OGGI, CONFERMANO LA NOSTRA CREDENZA CHE L'IMMAGINE DELLA SANTA VERGINE DI GUADALUPE É IL PORTENTO MARIANO PIÙ SUBLIME CHE FORSE SIA ACCADUTO DAI TEMPI APOSTOLICI.
 
(Fonte informazioni storiche: Ing. Francesco Garbi Velasco e Piero Bargellini)

 


   HOME

© Conchiglia - www.conchiglia.net   E-mail: conchiglia@conchiglia.ne